“Se riferiti a persone, i numeri vanno scritti per me in lettere”, Erri de Luca

Se uno vi dicesse “cosa sono per te i grandi numeri” Tra amici ho fatto un piccolo test. Chi ha detto il politico che parla davanti a folle oceaniche. Chi invece al’imprenditore con aziende sparte in tutto il mondo e migliaia di dipendenti. Il calciatore che segna in finale davanti a milioni di spettatori TV. C’è stato anche qualcuno che giustamente, in contrapposizione al politico e all’imprenditore, mi ha citato il sindacalista che organizza riunioni con milioni di iscritti in qualche piazza. Non c’era una risposta esatta a questa domanda, tantomeno un giudizio, ma una osservazione a me stesso la muovevo: dal mio mini-test emerge come si parlava sempre di singoli che parlano a tanti.  Alchè ho fatto a me stesso la medesima domanda e tra le tante risposte c’era anche questa: i venditori ambulanti.

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Già, i venditori ambulanti, quelli che per necessità, per sfizio, per piacere o per praticità, regolari o irregolari, vendono in maniera mobile qualsiasi cosa. Vi siete mai chiesti quanti sono? Senza arrivare a numeri mondiali, avete mai guardato quanti ce ne sono nella vostra città? Sul corso, nella piazza centrale, sul ciglio di qualche strada pedonale, a ridosso di grandi o piccoli eventi? Io lo faccio spesso. Li guardo perché ognuno ha con sé una storia, li guardo perché pur vendendo la stessa cosa ciascuno prova a piazzarla meglio di quello che gli sta di fianco, li guardo perché come direbbero fini economisti “muovono una economia informale enorme, quasi punti di PIL in alcuni paesi del mondo”.

Ecco per me tra i grandi numeri ci sono anche loro, i venditori ambulanti con tutte le loro declinazioni internazionali. Street vendors, hawkers, vendedores, hausierer. Di frutta come in sudamerica, di food in tutto il mondo, di chincaglierie come nei mercati rionali, di accessori per i cellulari con in Africa, di borse originali o contraffatte con spesso accade in tante città italiane.

Se di economia informale si parla, anche le statistiche sono informali o come si sul dire “numeri da prendere per difetto e con le pinze” perché tracciarli, mapparli, censirli costerebbe una vita.  Ma qualche numero me lo sono fatto, quantomeno a supporto dei tanti luoghi visti in Italia e nel mondo. Per avere un numero subito di impatto si stima che l’1% della popolazione dell’India sia coinvolta in vendita ambulante di strada di beni non commestibili. Stimando l’India in un bel miliardo tondo tondo ecco che abbiamo 10.000.000 di street vendors, due volte e mezzo la popolazione della Regione Puglia o se preferite dell’intera Grecia.  Diecimilioni. Altri numeri facili? Già solo sotto la Torre Eiffel si contano oltre 450 venditori ambulanti di souvenir e la fonte è il Ministero della Difesa francese.  Quattrocentocinquanta. Poi ci sono i casi in cui i vendors occasionali e ambulanti crescono perché la ruota gira. In California cresce il numero di venditori ambulanti e tra i nuovi ci sono tutti quelli che le recenti crisi, economiche e finanziarie, hanno messo sulla strada e si sono inventati un lavoro apparentemente più leggero, più veloce e con meno costi.

E poi c’è il continente-regno degli street vendors: l’Africa.  Numeri impressionanti per una economia informale altrettanto impressionante che il solo generare dati e statistiche è un lavoro.

Per noi di Barraq, un esempio vicino è il Kenya e proviamo a snocciolare anche qui qualche numero: popolazione complessiva 45 milioni, quella lavorativa attiva circa 14% e di questa ben l’11% è impegnato nell’attività di street vending quindi circa 700.000 per difetto. Settecentomila. E’ utile dividere questa percentuale nella sua questione di genere: il 63% sono donne (fonte WIEGO – women in informal employment 2014). Il Kenya seppur accolga le medesime difficoltà di sviluppo diffuse su tutto il territorio africano, viene reputato un paese piuttosto virtuoso che accoglie le principali agenzie internazionali (FAO, ONU) e da una discreta stabilità politica. Altri paesi nel complessivo quadro continentale confermano e consolidano con percentuali maggiori l’impiego di popolazione lavorativamente attiva nell’attività di street vending con impiego sempre maggiore di donne.

Il mondo è in continua mutazione, questi numeri aumenteranno per una molteplicità di motivi (strutturali o episodici). Quello che sicuramente possiamo affermare è che un così grande numero di attori e di conseguenti economie non può non generare studi, riflessioni e attenzioni. Ma allo stesso tempo dobbiamo cercare di non rimpicciolire il tutto a una mera questione demoscopica o di target economico. Perché? Perché sono persone con istanze, bisogni e storie prima ancora che sellers o consumers. E se i numeri si riferiscono alle persone e non potendoli scrivere tutti i loro nomi, almeno scriviamo i numeri a lettere.